Una tradizione di oltre 100 anni.
Questa Azienda nasce dal desiderio di creare un prodotto immerso nella tradizione delle terre Ciociare. Vuole riproporre sapori, profumi, emozioni quasi dimenticati, riscoprendo l’artigianalità di una sublime ricetta della “nonna”. Scopo dell’azienda è offrire qualcosa che, affondando le sue radici nelle più antiche tradizioni contadine, porti alla ribalta un sapore rinnovato e ricercato, per andare incontro ad una platea sempre più esigente e sempre più attenta alla qualità ed alla ricercatezza. L’obiettivo de La Fenice, è quello di affascinare i palati sopraffini, coltivare la loro passione e condividere l’amore per le cose buone.
La Fenice si allontana dallo stereotipo di prodotto dolce e troppo alcolico. Prodotti analoghi sul mercato, infatti, presentano gradazioni tra i 25% Vol. ed i 30% Vol., viceversa, questa Azienda ha scelto di contenere il grado alcolico (18,50% Vol) e, conseguentemente, ha potuto ridurre la quantità di zucchero aggiunto. Tutto questo per rendere il prodotto più equilibrato e per valorizzare le sue componenti principali: vino, Cesanese in purezza di Olevano Romano (Cantina Buttarelli), strutturato e di carattere, con evidente sentore di frutti rossi; amarene, splendido frutto, dall’inconfondibile sapore aspro ed unicamente deciso; mandorla bianca che dona al tutto una vellutata fragranza e che riesce ad integrarsi delicatamente in un concerto di freschezza e sapori quasi dimenticati. La Fenice rappresenta una novità nel panorama dell’enogastronomia; con il suo basso tenore alcolico, risultato della macerazione delle amarene nel vino, ed il suo equilibrio tra profumi e sapori, offre la possibilità di un utilizzo trasversale: come fine pasto, in alternativa a liquori o distillati classici o come vino ‘fortificato’ da abbinare a dolci, biscotteria secca o cioccolato fondente. Consigliamo di servire La Fenice ad una temperatura di 10-12 °C.
La Fenice come anticipato si ispira alla Rattafia Ciociara la cui origine risale agli inizi del ‘900. Si racconta, infatti, che prima della prima guerra mondiale, in assenza di medicinali, si era soliti somministrare un bicchiere di Rattafia a bambini ed anziani come antisettico, come fonte di vitamine e zuccheri. Inoltre era usato come digestivo e come rimedio per vari disturbi fisici. Gli anziani raccontano che al tempo “della spagnola”, la pandemia influenzale che fra il 1918 e il 1919 si diffuse in quasi tutta l’Europa, chi avesse assunto questo liquore si sarebbe salvato dalla malattia.
Una ricetta di fine Ottocento scritta a mano dalla signora Maria Coletti Sipari è oggi conservata nell’archivio privato Buriani di San Donato Val di Comino (FR), paese natale della donna. Si legge: “Amarene chilo uno, vino rosso buono litro uno, spirito un quarto, zucchero un quarto. Aromi. L’infuso si mette per trenta giorni al sole, poi le amarene si pressano al torchietto e si fa il liquore.” Ma la tradizione popolare vuole farne risalire l’origine molto più indietro nel tempo, all’epoca di ambasciatori e regnanti che, discutendo solitamente sia di pace che di guerre intorno a tavole imbandite, erano soliti suggellare gli accordi brindando con questa gustosa bevanda ed esclamando: “PAX RATA FIAT” da cui deriverebbe il nome.
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